{"type":"FeatureCollection","features":[{"type":"Feature","properties":{"id":1,"name":"Seravezza","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/seravezza.jpg","description":"Seravezza è il punto di partenza e di arrivo del Sentiero Alta Versilia per la sua posizione sul fondovalle, alla confluenza dei torrenti Serra e Vezza. Una vulgata, senza riscontro storico, attribuisce la denominazione del luogo al passaggio dei due fiumi, ma è semmai vero l’opposto, perché la vera etimologia di Seravezza va ricercata nel periodo della dominazione romana e poi longobarda quando il luogo, era l’anno 952, veniva identificato come Sala Vetitia. Dopo la dominazione dei signori di Corvaia e Vallecchia, il fondovalle versiliese per secoli rimase teatro di scontri e ambizioni tra Firenze, Lucca, Parma che ne rivendicavano il possesso. La controversia finì con il 1513, quando il Lodo di Papa Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici, consegnò ai fiorentini il territorio degli attuali comuni di Pietrasanta, Forte dei Marmi, Seravezza e Stazzema. Tale decisione segnò la vocazione estrattiva di questo territorio: fu Michelangelo in persona a sovrintendere, a partire dal 1518, alla costruzione della strada che risalendo la valle del Serra portava alle cave ai piedi dell’Altissimo per trasportare i marmi. In questo territorio i Medici ed il Granduca Cosimo I vollero una villa (l’attuale Palazzo Mediceo) da utilizzarsi come presidio e residenza durante le visite alle attività di lavorazione del ferro e dell’estrazione del marmo. Il Palazzo Mediceo ospita oggi l’Archivio Storico, la Biblioteca Comunale e il Museo del Lavoro e delle tradizioni popolari della Versilia e ha di fronte le Scuderie Medicee, al tempo dei Medici adibite a stalle, poi Teatro de’ Costanti e quindi Cinema fino agli anni ’70 e oggi recuperate a luogo di cultura e manifestazioni da un bel restauro eseguito negli ultimi anni. "},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.225481986999512,43.99517634918976]}},{"type":"Feature","properties":{"id":2,"name":"Fabbiano","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/fabbiano.jpg","description":"Il nome di Fabbiano deriva  da Fabius, colono romano a cui furono assegnate queste terre dopo la deportazione dei Liguri Apuani,  (180 A.C.). Citato anche con una sola 'b', il paese è oggi abitato oggi da circa 80 persone. La piazza principale del paese è dedicata ai cavatori, proprio perché la sua economia nel ‘700 ruotò attorno alle cave di marmo che si trovavano nei dintorni e che oggi costituiscono un Parco Archeominerario. "},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.225825309753418,44.00937633322184]}},{"type":"Feature","properties":{"id":3,"name":"Minazzana","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/minazzana.jpg","description":"Minazzana deriva il suo nome dal latino Minutius o Minatius. Nei Commentarii del Santini si dice che nel 1537 vi erano 23 famiglie e 120 abitanti che corrispondono sostanzialmente alla popolazione che vive oggi nel paese che si snoda attorno alla Chiesa, la cui edificazione iniziò agli inizi del ‘700, recuperando la campana che era appartenuta alla chiesina dell’Oratorio San Pellegrino. "},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.242197513580322,44.0033186035617]}},{"type":"Feature","properties":{"id":4,"name":"Basati","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/basati.jpg","description":"Il paese è situato sul fianco sudorientale del monte Cavallo, a 428 m. di quota, e abitato oggi da circa 130 persone. Basati, citata per la prima volta nel 1320, in un estimo di Pietrasanta, fece parte dal 1333 in poi della Comunità della Cappella. Nelle sue località di Zingola e Cansoli, lungo il canale del Giardino, furono attivi dal 1400 in poi e per tutto il corso dell’età moderna importanti opifici per la lavorazione del ferro, che costituivano uno dei punti di maggior importanza del polo siderurgico versiliese voluto dai Medici di Firenze. Il territorio del Comunello di Basati era piuttosto vasto ed arrivava al di là dello spartiacque principale delle Apuane, fino a Campagrina, dove i basatini costruirono la chiesa di Santa Maria Maddalena. A Basati fiorì per un certo periodo un’attività mineraria, si ha notizia di una prima ferriera (1446) e di una miniera di lapislazzuli, che si andarono ad affiancare a un tentativo di estrazione marmifera, presso una cava posta in località Calcinaia, che ebbe poca fortuna. La chiesa di Basati è dedicata a Sant’Ansano, patrono tra gli altri della città di Siena, noto per la sua opera di evangelizzazione nei primi anni del cristianesimo."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.253264307975767,44.00978916234367]}},{"type":"Feature","properties":{"id":5,"name":"Terrinca","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/terrinca.jpg","description":"Terrinca sorge su un contrafforte meridionale del monte Corchia che separa il Canale del Giardino dal suo affluente Canale del Bosco. La prima citazione del luogo si ha nel 766 nel testamento del longobardo Tassilone, figlio di Autichisio, che lasciò al monastero di Camaiore i suoi beni posseduti in loco. Nell’elenco delle varie donazioni di Tassilone si legge: “Aveas Monasterio Sancti Petri in campo Magiore parte mea de casas, vel res in loco Terrinca”.L’estensore del documento ha nome Teudeperto. Dal punto di vista della toponomastica Terrinca rappresenta un caso a sé; come evidenzia anche l’Almanacco Versiliese di Giorgio Giannelli, non mancano le ipotesi che legano l’etimologia ai nomi germanici Turo, Turingio, Turino. Un’ipotesi suggestiva è quella per cui il nome di Terrinca derivi da Turingia, regione tedesca da cui sarebbe giunta quel gruppo di gente armata che vi si stabilì. Alcune teorie più ardite citate dal Giannelli, assegnerebbero addirittura agli abitanti del paese caratteristiche somatiche originali rispetto ai paesi limitrofi. Nel 1376 Terrinca costituì un comunello autonomo insieme a Levigliani, ma l’unione si ruppe circa due secoli dopo a causa di alcune liti tra gli abitanti dei due paesi che sopravvivono nella rivalità tra le due comunità. Presso il circolo si trova il Centro documentale del Parco delle incisioni rupestri."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.271068811416626,44.0185273475938]}},{"type":"Feature","properties":{"id":6,"name":"Levigliani","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/levigliani.jpg","description":"Levigliani, con i suoi 350 abitanti, è una delle frazioni più popolate dell’alta Versilia, situata a 582 metri di quota sul versante Sud del monte Corchia. <br>Antico villaggio ligure apuano, come testimonia il ritrovamento di una necropoli, trae come quasi la totalità dei Paesi incontrati, fatta eccezione per Terrinca, da un romano, Levilius, che vi si stabilì dopo la deportazione del Liguri-Apuani. Citato per la prima volta nel 1153 per la presenza di una miniera di cinabro, e successivamente nello Statuto di Lucca come paese tributario di quella città, Levigliani nel 1375 si unì con il vicino paese di Terrinca, per poi separarsene a seguito delle dispute su alcuni territori. <br>Quando il Granduca Ferdinando III decise di allivellare le terre comuni del paese, le famiglie assegnatarie trasferirono i loro diritti alla comunità, creando le origini della Cooperativa dei Beni Comuni, proprietaria degli agri marmiferi del sovrastante Monte Corchia che oggi continuano ad essere fonte di lavoro per la Comunità. L’inizio delle attività di escavazione del marmo si ebbe nel XVIII secolo, e in quello successivo si iniziarono a scoprire le varie gallerie dell’importante sistema carsico denominato poi “Antro del Corchia”. <br>L’Antro del Corchia, con i suoi 70 Km di gallerie, è il complesso con maggior sviluppo in Europa, rendendolo uno dei maggiori complessi sotterranei al mondo, fornito anche di un percorso attrezzato ed illuminato di circa 2 km che permette di addentrarsi tra le limpide acque dei laghi sotterranei, nel fascino della “Foresta Pietrificata” e della “Galleria delle Stalattiti”. <br>Nella foresteria del Parco Regionale delle Alpi Apuane di Levigliani ha sede il Museo della Pietra Piegata, che raccoglie quanto di meglio e di significativo la cultura del marmo delle Alpi Apuane ha lasciato, nel tempo, nel medesimo territorio e non solo."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.28495192527771,44.02223827556026]}},{"type":"Feature","properties":{"id":7,"name":"Retignano","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/retignano.jpg","description":"Il paese si trova sul versante meridionale del monte Alto, a 396 metri s.l.m.. Il Monte Alto si trova in una privilegiata posizione panoramica al centro delle Apuane versiliesi, un cucuzzolo tra verdissimi prati tra cui si aprono piccole cavità apere verso abissi carsici misteriosi. A Retignano abitano oggi circa 370 persone, e deriva il suo nome, come diversi altri borghi dell’Alta Versilia, dal nome di un proprietario romano, Retinius. L’origine del paese è però ligure-apuana, e si sa che gli antichi abitanti di Retignano coltivavano terre in comune coi vicini paesi di Terrinca e Levigliani.<br>È uno dei paesi della Versilia ricordato più anticamente, con la prima citazione che risale all’855. Retignano è citata anche nel 932, quando il re longobardo Rotario la donò alla cattedrale di Lucca, e nel 1018 col nome di Rattiniano. Fu un comunello autonomo fino al 1100. <br>Un tempo l’economia di Retignano ruotava attorno alle cave di marmo, allora importanti, e oggi non più attive. Sulle punte di Mont’Alto esistono i resti di un’antica cava di Rosso Rubino, un marmo pregiato presente solo in poche zone, e luoghi di estrazioni di bardiglio. Il paese gode di un clima mite grazie all’apertura sul mare e, grazie alla sua posizione collinare, da cui è possibile vedere la valle dello Stazzemese quasi al completo, oltre che i rilievi del monte Pania, Corchia,  Matanna, Nona, Procinto, Lieto, Cavallo e tutte le montagne attigue. <br>Per questo motivo era sede di fortini di avvistamento che avvertivano i valligiani dei pericoli di attacchi nemici provenienti dalla costa. Da molti anni (1953) in paese è stata installata una stazione meteorologica che fornisce le statistiche per tutto il comune di Stazzema. Dopo l’alluvione del 1996 a Retignano opera il Cerafri, il Centro per la Ricerca e l’Alta Formazione per la prevenzione del rischio idrogeologico, i cui soci sono oggi il Comune di Stazzema e l’Università di Firenze."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.27323603630066,44.00571090192574]}},{"type":"Feature","properties":{"id":8,"name":"Pruno","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/pruno.jpg","description":"Pruno è uno dei paesi più belli dell’Alta Versilia, appollaiato sulle pendici meridionali della Pania, a 468 metri di altezza e trae probabilmente il suo nome dal Prunulus, nome latino del susino spinoso. Insediamento di origine romana o preromana, viene citato per la prima volta nell’804. Nella parte alta del paese troviamo la pieve romanica (XIII sec.) di San Niccolò, costruita prima del 1000, ma ampliata a più riprese fino all’ampliamento più considerevole che portò la struttura da una a tre navate nel 1614. La chiesa possedeva un tempo un altare dedicato a S. Giobbe, fatto che testimonia, secondo alcune interpretazioni, l’antica presenza della coltivazione dei gelsi e dell’allevamento dei bachi da seta legati alla dominazione lucchese della Versilia in epoca medioevale. "},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.310078859329224,44.00993963205672]}},{"type":"Feature","properties":{"id":9,"name":"Stazzema","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/stazzema.jpg","description":"Il nome di Stazzema, anticamente riportato nella versione Statieme, sembra derivare, con ogni probabilità, da Statio hiemis, ovvero stazionamento invernale per i soldati romani dell’accampamento stabile ubicato nei pressi di Camaiore e ancora oggi, in un cartello ormai dismesso, si ricorda la sua vocazione di “stazione climatica” che attirò tanti visitatori e anche il pittore Filadelfo Simi e la sua scuola"},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.310132503509521,43.99381791174881]}},{"type":"Feature","properties":{"id":10,"name":"Farnocchia","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/farnocchia.jpg","description":"Farnocchia è situata sul versante nordorientale del Monte Lieto, a 650 m di quota, e circondata da boschi di castagno. Abitata da circa 100 persone, trae quasi certamente il suo nome dall’albero della farnia, della famiglia delle querce. Località abitata già dai Liguri-Apuani, le citazioni più antiche di Farnocchia sono dell’VIII e del IX secolo, col nome di Farnucle. Sede di un castello distrutto dai Lucchesi nel 1208, possiede la chiesa di S. Michele Arcangelo, ricordata per la prima volta nel 1260, all’interno della quale vanno ricordati l’organo, il fonte battesimale, e l’altare del Rosario. In epoche più recenti Farnocchia è ricordata come luogo di nascita di Roberto Cipriani, musicista e intagliatore del legno (molte sue statue sono presenti in numerose chiese della Versilia), e per l’incendio ad opera delle SS tedesche l’8 agosto del 1944. Nacque a Farnocchia anche Bruno Antonucci, primo sindaco della Stazzema repubblicana: antifascista, partigiano, Antonucci fu anche archeologo e appassionato di astronomia e a lui si deve a Pietrasanta l’apertura del Museo Archeologico di Pietrasanta."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.294661521911621,43.979699127426095]}},{"type":"Feature","properties":{"id":11,"name":"Sant'Anna di Stazzema","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/santanna.jpg","description":"Sant’Anna, antico alpeggio di Farnocchia, è costituito da piccole borgate (tra le quali si possono ricordare quelle di Argentiera, Bambini, Coletti, Case Berna, Franchi, Moco, Pero, Sennari e Vaccareccia) e da case sparse sul versante marittimo del Monte Lieto, a quota 650 m., e in amena posizione con bel panorama sulla costa. Era sede di importanti miniere di argento (in località Argentiera) e di ferro, in località Monte Arsiccio, quest’ultime attive fino a non molti anni orsono. Fu raggiunto dalle strade carrozzabili solo ai primi anni ’60 del ‘900: questa posizione in mezzo ai boschi fu scelta da moltissime persone, proprio a causa della difficoltà di accesso, come luogo di rifugio all’approssimarsi del fronte di guerra, nell’estate del 1944. Ciò fu all’origine dell’altissimo numero di vittime della terribile strage nazifascista del 12 agosto, in cui persero la vita 560 persone, tutte donne, vecchi, bambini, ad opera del XVI Battaglione Panzer Granadier delle SS, che fu accompagnato a Sant’Anna da alcuni fascisti pratici dei luoghi. Si salvarono gli uomini che temendo un rastrellamento, si erano nascosti nei boschi e sfuggirono alla strage. A loro spettò il compito del seppellimento e della conta delle vittime. <br>A Sant’Anna oggi abitano stabilmente poche famiglie: la legge 381 del 2000 ha elevato Sant’Anna di Stazzema a sede del Parco nazionale della Pace allo scopo di promuovere iniziative e interscambi a livello nazionale ed internazionale per promuovere una cultura della Pace. Il Museo Storico della Resistenza inaugurato nel 1982 nella vecchia scuola ormai dismessa per la mancanza di alunni, fu ristrutturato completamente nel 2007 con un percorso espositivo e didattico più moderno e funzionale ad accogliere le decine di migliaia di visitatori da tutta Europa, che ogni anni accorrono. La visita al Museo è gratuita e merita qualche momento per l’interessante percorso espositivo. In alto, sulla cima del Col di Cava, spicca il monumento-ossario, costruito nel 1948 su progetto dell’Architetto Tito Salvatori, che raccoglie i resti delle vittime, luogo di pellegrinaggio e riflessione ogni anno per migliaia di visitatori."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.273504257202148,43.97441819440741]}},{"type":"Feature","properties":{"id":12,"name":"Capriglia","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/capriglia.jpg","description":"Capriglia sorge, come la vicina Capezzano Monte, su un contrafforte meridionale dei Monti Anchiana e Ornato. Sede di un antico castellare per l’avvistamento dei pirati, trae il suo nome dalla capre che pascolavano sui suoi prati. Citata per la prima volta nel 1018, si costituì in comunello nel ‘400.  La sua chiesa, un tempo dipendente dal monastero del SS. Salvatore di Pietrasanta era dedicata in origine a S. Martino, e fu intitolata a S. Carlo Borromeo alla fine del XVI secolo. Secondo la tradizione, infatti, nel ‘500 il Santo avrebbe soggiornato a Capriglia in una dimora estiva dei Medici."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.240566730499268,43.96980857515397]}},{"type":"Feature","properties":{"id":13,"name":"Riomagno","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/riomagno.jpg","description":"Riomagno, detto anche Rimagno, conta oggi circa 300 abitanti. La località è abitata da cavatori di marmo sin dal ‘200 e conobbe la massima auge nel XVI secolo con lo sfruttamento delle vicine cave michelangiolesche di Trambiserra. Tra gli avvenimenti importanti di questo paese si ricorda il rogo dell’albero della libertà del 1848, la fondazione della Società di mutuo soccorso tra i cavatori nel 1896 e quella del Circolo ricreativo operaio nel 1906, ancora oggi in funzione. Di Riomagno fu il partigiano Amos Paoli decorato di medaglia d’oro al valor militare alla memoria: affetto da poliomelite, trasportava le armi nel doppio fondo della sua carrozzella. Tradito da un delatore, fu torturato e ucciso senza che tradisse il movimento partigiano. <br>Riomagno è famoso in Versilia per le acque fresche del torrente Serra in cui in molti in estate trovano ristoro nelle numerose “polle” e vasche naturali di cui il torrente è ricco, a cui si accede da piccoli sentieri che si diramano dal bordo strada subito dopo l’abitato. "},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.220562815666199,44.00176741661511]}},{"type":"Feature","properties":{"id":14,"name":"La Cappella","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/cappella.jpg","description":"La località deve il suo nome all’isolata e splendida Pieve di San Martino, citata già nel 721 e situata in posizione centrale rispetto ai vicini villaggi di Azzano, Fabbiano, Minazzana e Giustagnana. La chiesa in stile romanico è una delle più belle della Versilia, anche se versa oggi in precarie condizioni di conservazione: rivestita di bardiglio proveniente dalle sottostanti cave, originariamente era ad una navata. Le navate laterali si devono ad un ampliamente successivo all’anno 1000. Tra i motivi di maggior interesse vi è il rosone centrale, popolarmente chiamato “occhio di Michelangelo”, anche se l’attribuzione al genio non ha riscontri storici, se non la presenza in quegli anni di Michelangelo nella zona per la ricerca di marmi. La chiesa fu ampliata nel ‘500 con l’aggiunta del portico, poi distrutto da una cannonata alleata nel 1944."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.226941108703613,44.01118195715185]}},{"type":"Feature","properties":{"id":15,"name":"Giustagnana","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/giustagnana.jpg","description":"Si trova a 345 metri sul livello del mare e accoglie oggi circa 180 abitanti. Nel 1333 è citata in un documento come appartenente al Comune della Cappella."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.230964422225952,44.0035269688675]}},{"type":"Feature","properties":{"id":16,"name":"Azzano","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/azzano.jpg","description":"Azzano è il paese più grande della valle del Serra, legato all’attività estrattive delle cave sul Monte Altissimo. è da non perdere una escursione al sito della Polla, base di tutte le cave dell’area, con suggestiva vista sulle pareti del monte Altissimo e la cappella del novecento che conserva un bassorilievo del maestro Tommasi. "},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.230181217193604,44.020610433468896]}},{"type":"Feature","properties":{"id":17,"name":"Cardoso","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/cardoso.jpg","description":"Ubicato sul fondovalle alla confluenza dei canali Deglio, Versiglia e della Capriola, e ai piedi del Monte Forato, Cardoso ha sempre costituito un comunello unico cogli altri due abitati di Orzale, più a monte, e Vallinventre.<br>Il nome del paese deriva quasi certamente dai “cardi”, i gusci delle castagne, e viene citato per la prima nel ‘300 e poco dopo vi iniziò la lavorazione del ferro, che sfruttava la forza idraulica per l’azionamento dei magli, l’abbondanza di legname per alimentare i forni di fusione e la presenza, poco più in alto, della miniera della Buca della Vena. La Buca è un giacimento di ferro e barite conosciuto fin dal XVII secolo, che venne esplorato a partire dal 1848 da imprenditori locali e stranieri per l’estrazione di pirite e ossidi di ferro utili nell’industria siderurgica toscana.<br>Venendo da Pontestazzemese, il cartello che annuncia il paese, ricorda l’alluvione del 19 giugno 1996, che distrusse completamente il paese di Cardoso. Una grande opera di ricostruzione, tanto che si parla ancora di “Modello Versilia”, ha fatto rivivere il paese di Cardoso e soprattutto, messo in sicurezza tutta la montagna."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.31592607498169,44.00815712016306]}},{"type":"Feature","properties":{"id":18,"name":"Le Mulina","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/mulina.jpg","description":"Con circa 150 abitanti, Le Mulina è formata da tre borgate principali, Carbonaia, Culerchia e Calcaferro, e sorge nel fondovalle lungo la strada provinciale che collega la sede municipale di Stazzema, Pontestazzemese a Stazzema, ad una quota di 247 m. s.l.m.. Fu un’importante località per la lavorazione del ferro, iniziata già in epoca medievale e nel 1569 le Mulina fu raggiunta dalla strada carrozzabile voluta dal Granduca Cosimo I per lo sfruttamento delle cave di marmo che sorgevano nei pressi. Le Mulina è anche ricordata come centro per la fabbricazione di armi da fuoco e di esplosivi e per l’uccisione ad opera delle SS tedesche del parroco don Fiore Menguzzo il 12 agosto del 1944 a cui fu conferita nel 2000 la Medaglia d’oro al Merito Civile. <br>Nel borgo principale dell’abitato di Mulina e nel boscoso Canale della Radice fu compiuta soprattutto durante i primi anni del XX sec. una fiorente attività di escavazione di minerali ferrosi già conosciuta nel XVII sec. e che è proseguita fino agli anni 1955-1960. Nello stesso territorio furono costruiti opifici sia per la lavorazione del ferro in località Culerchia che per la fabbricazione della “polvere nera” e di altri esplosivi necessari all’industria estrattiva, attrezzati con importante utilizzo delle acque risorgenti di Calcaferro."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.304896831512451,43.988036486472005]}},{"type":"Feature","properties":{"id":19,"name":"Capezzano Monte","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/capezzano.jpg","description":"Capezzano Monte conta circa 500 abitanti ed è una delle frazioni del Comune di Pietrasanta. Ha una vita molta attiva e conta ben sei associazioni con una spiccata predisposizione per la musica: la Misericordia, il Coro Versilia, la Società Filarmonica attiva sin dal 1872, la contrada La Collina (assieme a Capriglia), il gruppo Alpini ed il Comitato Paesano. San Rocco è la chiesa del paese e risale al XVI secolo, anche se il restauro che le ha dato l’aspetto attuale è di inizio dell’’800. Deriva il suo nome, come la sottostante Capezzano Piànore (frazione del Comune di Camaiore) da Capitius, nome di un proprietario romano. Comunello dal 1513, fu poi aggregato a Pietrasanta."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.250539183616638,43.963638692381004]}},{"type":"Feature","properties":{"id":20,"name":"Solaio","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/solaio.jpg","description":"Piccola frazione del comune di Pietrasanta, Solaio sorge in una vallata ad Est di Vallecchia. Trae il suo nome dalla posizione soleggiata ed è formata da borgate e case sparse. Nei suoi dintorni vi sono cave di marmo non più attive. La locale Casa del popolo è rinomata per la buona cucina e prezzi contenuti."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.235052108764648,43.979984778541414]}},{"type":"Feature","properties":{"id":21,"name":"Volegno","picture_url":"http://api.webmapp.it/sav/media/volegno.jpg","description":"Collocato in bella posizione panoramica sul gruppo delle Panie, è abitata oggi da poche decine persone. Il nome sembra derivare dal Ligure-Apuano Belen, ovvero il Sole. Una delle caratteristiche di Volegno, infatti, è che dal paese si ha una vista privilegiata sul passaggio del sole all’interno dell’arco naturale del monte Forato, che sovrasta il paese, nel giorno del solstizio d’estate. L’avvenimento è celebrato, da alcuni anni, con eventi culturali di vario genere in celebrazioni che coinvolgono il paese di Pruno e quello di Volegno. Il nome di Belen oggi riecheggia in una associazione che si occupa della promozione culturale e sociale del territorio. <br>Poco sopra il campanile di Volegno si trova la “Rupe delle croci solari”, unico esempio in Apuane di croci incise del genere “greche” cerchiate e coppellate agli apici delle braccia. La chiesa è dedicata a Santa Maria delle Grazie, ma è di moderna costruzione, riedificata negli anni trenta del XX secolo ed ha preso il posto del precedente oratorio del 1470 dedicato alla Madonna della Pergola, protettrice dei cavatori, di cui restano tracce nei rivestimenti interni. <br>Ma lo spettacolo più bello lo da’ la natura: da questo luogo, infatti, si ha una visione privilegiata del Solstizio d’Estate."},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.306828022003174,44.00616619939609]}}]}