{"type":"FeatureCollection","features":[{"type":"Feature","properties":{"id":1409,"name":"Cima Bocche e Lusia","description":"\n<p> La catena del Lagorai e il massiccio di Cima Bocche sono le ultime propaggini di una grande distesa di montagne scolpite nelle vulcaniti della \u201cPiattaforma porfirica atesina\u201d. Uno sguardo al culmine della valle, come ad esempio da Passo Valles permette di avere sott\u2019occhio l\u2019intera massa di porfidi sulla destra del Travignolo, Cima Bocche fino al Lusia. <\/p>\n\n\n\n<p>Il versante della Val Travignolo che sale verso la catena Lusia e Cima Bocche \u00e8 coperto dalla pecceta.  Fra la pecceta si apre il pascolo di Malga Bocche,<strong> <\/strong>tipico pascolo dominato da piccoli cespi di foglie filiformi, ma ruvide e tenaci di una graminacea detta nardo, da cui il termine \u201cnardeto\u201d , tipica di un suolo acido.  Qui \u00e8 gi\u00e0 possibile trovare molte specie tipiche delle praterie alpine come l\u2019arnica e la genziana. Verso i 1800 metri di quota il bosco si trasforma, diventa pi\u00f9 rado e compaiono isolati esemplari di cembro e di larice componendo i famosi \u201clarici-cembreti\u201d. Il sottobosco si pu\u00f2 quindi arricchire di arbusti, che a tratti coprono quasi completamente il suolo. Si tratta soprattutto del rododendro e del ginepro nano.<\/p>\n\n\n\n<p> A circa 2250 metri, il cembro \u00e8 ancora presente, mentre il larice \u00e8 sporadico: siamo in una sorta di prateria alberata, che si dirada e pi\u00f9 in alto lascia il posto a singoli alberi. Il <strong>cembro <\/strong>sale fino nella conca del <strong>Lago di Bocche, <\/strong>fin verso i 2400 metri. \nTipici\nin questa area sono i laghetti alpini come il due laghetti di Lusia e\nil laghetto di Bocche. In quest\u2019ultimo \u00e8 presente il raro\nPotamogetum praelongus, che occupa la parte bassa del fondale.<\/p>\n","modified":"2019-04-12T16:55:41","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/La-cima-del-Cimerlo-dalla-Cima-Stanga-lungo-il-Sentiero-Buzzati-768x576.jpg","id":1434,"caption":"La cima del Cimerlo dalla Cima Stanga lungo il Sentiero Buzzati"}],"image":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/2016-09-09-10.31.02-768x576.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[365]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1409","wp_edit":"http:\/\/www.parcopan.org\/wp-admin\/post.php?post=1409&action=edit","web":"https:\/\/www.parcopan.org\/poi\/cima-bocche-e-lusia\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":""},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[11.747903823852539,46.351963464465655]}},{"type":"Feature","properties":{"id":1405,"name":"I Laghi di Colbricon","description":"<p><img class=\"size-medium wp-image-7711 alignleft\" src=\"http:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Panoramica-Colbricon-3-300x95.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"95\" srcset=\"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Panoramica-Colbricon-3-300x95.jpg 300w, https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Panoramica-Colbricon-3-600x191.jpg 600w, https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Panoramica-Colbricon-3-768x244.jpg 768w, https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Panoramica-Colbricon-3-1024x326.jpg 1024w, https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Panoramica-Colbricon-3-220x70.jpg 220w, https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Panoramica-Colbricon-3-1080x343.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>I laghetti di Colbricon, sono uno dei contesti pi\u00f9 straordinari del Parco. Si raggiungono da passo Rolle dopo mezz\u2019ora di camminata. Lungo il percorso si pu\u00f2 osservare sia lo splendido panorama verso le Pale di San Martino con il Cimon della Pala sia la Catena del Lagorai. Oltre alla vegetazione ricca di piante arboree secolari come larici e pini cembri, non \u00e8 escluso che si possano osservare vari esemplari di fauna alpina, come camosci, marmotte, aquile. Dopo aver camminato lungo spettacolari foreste, quasi all\u2019improvviso, compare allo sguardo del visitatore lo splendido scenario dei Laghi di Colbricon.<\/p>\n\n\n<p> I laghetti sono di origine glaciale: sorgono rispettivamente a metri 1909 il pi\u00f9 piccolo e a metri 1922 il meridionale, a breve distanza dal Rifugio Colbricon. Questi specchi d\u2019acqua sono immersi in uno straordinario paesaggio di cespuglieti nani, rododendri e ginepri. Da qui \u00e8 possibile osservare di fronte la cima del Colbricon. \nL\u2019area\nfu teatro di guerra tra italiani e austriaci tra il 1915 e il 1918.<\/p>\n\n\n\n<p> I Laghi di Colbricon costituiscono una zona interessante sia dal punto di vista naturalistico che archeologico. \nSulle\nrive dei laghetti vennero trovati importanti reperti risalenti al\nMesolitico che segnalavano un insediamento di cacciatori che\nlavoravano la selce per produrre oggetti vari per la caccia e l\u2019uso\nquotidiano.\nDai\nLaghi di Cobricon \u00e8 possibile scendere verso la Val Bonetta e gli\nalpeggi di Malga Ces e da qui, attraverso un percorso carozzabile, si\nraggiungere San Martino di Castrozza.<\/p>\n","modified":"2019-03-28T16:59:21","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/I-Laghetti-di-Colbricn_big-768x576.jpg","id":1415,"caption":"I Laghetti di Colbricon"}],"image":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/I-Laghetti-di-Colbricn_big-768x576.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[365]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1405","wp_edit":"http:\/\/www.parcopan.org\/wp-admin\/post.php?post=1405&action=edit","web":"https:\/\/www.parcopan.org\/poi\/i-laghi-di-colbricon\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":""},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[11.765504479408264,46.282750241701905]}},{"type":"Feature","properties":{"id":1411,"name":"I Pradi de Tognola","description":"\n<p> I Pradi di Tognola, erano detti i pascoli di mezza quota, disboscati sistematicamente negli ultimi tre secoli per permettere il pascolo. Qui, a poco pi\u00f9 di 1200 metri di altezza, possiamo conoscere da vicino un insediamento fatto di casere (baite) e di tabiadi (fienili). La copertura di questi edifici \u00e8 quella tipica a scandole, eseguite con legno di abete o di larice, con una tecnica molto antica. Siamo nell\u2019Alto Vanoi, uno dei punti di approdo del Sentiero Etnografico, nome di un progetto ecomuseale che il Parco ha attuato e gestisce in collaborazione con l\u2019Ecomuseo fra le boscose foreste, prevalentemente di abete rosso, di Valzanca e Valsorda, che occupano un\u2019ampia area di 1600 ettari. In queste zone nidifica il gallo cedrone e il fagiano di monte. I temi dell\u2019erba, del legno e della mobilit\u00e0, accanto all\u2019acqua, alla pietra, alla guerra e al sacro, fanno di questo Sentiero un \u201cviaggio nel tempo e nello spazio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p> I Pradi di Tognola, con i suoi masi, sono uno dei quattro anelli all\u2019interno del percorso del Sentiero che \u00e8 denominato Anello dei Pradi. Il filo conduttore, in questo caso, \u00e8 la fienagione e la vita stagionale sui prati. \nQuesto nucleo insediativo \u00e8 unico nel suo genere. Si pu\u00f2 sostare\nvisitando gli allestimenti interni ed esterni.\nI Pradi di Tognola mostrano un paesaggio, disboscato, dissodato,\nbonificato, costruito per secoli, dove \u00e8 ancora possibile osservare \na rete dei sentieri, i terrazzamenti, i canali di irrigazione e i\nmuri a secco.\nNelle vicinanze dell\u2019insediamento si pu\u00f2 osservare anche un\npiccolo orto di mezza quota.\nDai prati si ha una straordinaria veduta della cima del Conte Moro e\ndel gruppo di Cima d\u2019Asta.<\/p>\n","modified":"2019-03-28T17:38:41","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Pradi-de-Tognola-768x576.jpg","id":1437,"caption":"Pradi de Tognola"}],"image":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Pradi-de-Tognola-768x576.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[365]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1411","wp_edit":"http:\/\/www.parcopan.org\/wp-admin\/post.php?post=1411&action=edit","web":"https:\/\/www.parcopan.org\/poi\/i-pradi-de-tognola\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":""},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[11.705031394958496,46.216441288548396]}},{"type":"Feature","properties":{"id":1413,"name":"Il Lago di Calaita","description":"<p>Tutti abbiamo visto almeno una volta il panorama del Cimon della Pala, che si apre dal Lago di Calaita o dalla vicina omonima forcella: su una cartolina, sulla copertina di un libro o nelle pubblicit\u00e0 di Primiero.<\/p>\n<p>La parete del Cimone sembra messa l\u00ec apposta per attirare l&#8217;attenzione, con i suoi tipici sovrascorrimenti inclinati, inquadrata dalla pecceta che chiude la conca del lago. Spesso possiamo giocare con l&#8217;illusione ottica e ammirarla specchiata nelle acque immobili del lago in tutti i minimi particolari.<\/p>\n<p>Il lago \u00e8 stato incluso nel territorio del Parco perch\u00e9, oltre al valore paesaggistico, quest&#8217;area \u00e8 del\u00a0<strong>massimo interesse per la flora trentina<\/strong>\u00a0ed \u00e8 nota fino dai primi tempi dell&#8217;esplorazione floristica della provincia.<\/p>\n<p>A quota 1605 metri, Calaita \u00e8 un lago naturale provocato da uno sbarramento morenico, lungo mezzo chilometro, largo 200 metri e dalla profondit\u00e0 di circa 3 metri. A valle dello sbarramento, l&#8217;acqua riemerge in diverse polle.<\/p>\n<p>Il livello dell&#8217;acqua non \u00e8 costante e ci\u00f2 d\u00e0 origine alla peculiarit\u00e0 naturalistica del lago, cio\u00e8 quella fascia fangosa che viene periodicamente sommersa.<\/p>\n<p>A questo particolare ambiente sono legate le specie floristiche pi\u00f9 rare e interessanti della zona. Il fatto che la maggior parte di queste fossero note gi\u00e0 dall&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento dimostra che l&#8217;instabilit\u00e0 nel livello dell&#8217;acqua \u00e8 un fenomeno di vecchia data.<\/p>\n<h2>La flora<\/h2>\n<p>Presso le rive del lago e nel pascolo umido e torboso che si stende a nord ci vengono segnalate dai botanici alcune interessanti emergenze floristiche.<\/p>\n<p>Sulla sponda ovest, per esempio, \u00e8 abbastanza frequente il raro\u00a0<strong>Ranunculus reptans<\/strong>, una specie che si insedia nella fascia periodicamente sommersa dalle acque e che rischierebbe di estinguersi se &#8211; come \u00e8 stato pi\u00f9 volte ventilato &#8211; si stabilizzasse il livello del lago con interventi artificiali. Preziosa \u00e8 anche la cospicua presenza di\u00a0<strong>Sparganium emersum<\/strong>, forse ormai l&#8217;unica in Trentino.<\/p>\n<p><strong>Polygonum amphibium<\/strong>\u00a0ha qui, probabilmente, l&#8217;unica presenza di tutto il Primiero-Vanoi, come pure lo sporadico e raro\u00a0<strong>Gnaphalium uliginosum<\/strong>. Rispettivamente su torba e in zone fangose possiamo trovare\u00a0<strong>Potentilla palustris<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Rorippa islandica<\/strong>.<\/p>\n<p>Oltre a varie specie di carici (Carex canescens, C. echinata, C. irrigua, C. rostrata, ecc.), troviamo fra l&#8217;altro una rara graminacea, Alopecurus aequalis, un cardo (<strong>Cirsium palustre<\/strong>) e varie potentille e ranuncoli. Nei dintorni, il periodo della fioritura mette in mostra i colori della tipica flora dei prati umidi e dei pascoli.<\/p>\n<p>A ovest del lago, sul margine del Parco, si trova in una zona un po&#8217; defilata un altro interessante biotopo, il Campigolo del Rosso, bell&#8217;esempio di cariceto-sfagneto.<\/p>\n","modified":"2019-03-01T16:38:23","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Autunno-al-lago-di-Calaita-768x576.jpg","id":1470,"caption":"Autunno al lago di Calaita"},{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Potentilla-palustris-768x576.jpg","id":1473,"caption":"Potentilla palustris"},{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Gnaphalium-uliginosum-768x576.jpg","id":1475,"caption":"Gnaphalium uliginosum"},{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Cirsium-palustre-768x576.jpg","id":1477,"caption":"Cirsium palustre"}],"image":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Autunno-al-lago-di-Calaita-768x576.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[365]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1413","wp_edit":"http:\/\/www.parcopan.org\/wp-admin\/post.php?post=1413&action=edit","web":"https:\/\/www.parcopan.org\/poi\/il-lago-di-calaita\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":""},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[11.793394088745115,46.20344833231786]}},{"type":"Feature","properties":{"id":1408,"name":"Il Lagorai","description":"\n<p>Il Lagorai \u00e8 la vasta e articolata catena montuosa che separa la valle del Fiume Brenta da quella dell\u2019Avisio. \u00c8 un insieme di montagne e vallate, costellate da una miriade di laghetti alpini e caratterizzate in buona parte da una natura selvaggia, dove \u00e8 possibile effettuare lunghe escursioni ascoltando il silenzio ventoso delle montagne e il chiacchiericcio dell\u2019acqua di sorgente. Vasta e solitaria catena di rocce vulcaniche, della quale solamente l\u2019estremo tratto nord orientale \u00e8 compreso nel Parco, \u00e8 un serbatoio di natura pressoch\u00e9 inesauribile: nei boschi, nelle praterie d\u2019alta quota, nei ghiaioni e nelle rocce che caratterizzano i suoi ambienti vive una ricchissima fauna alpina. Il Lagorai \u00e8 montagna austera, aspra, che con i suoi colori scuri quasi si contrappone alle forme e alle cangianti tonalit\u00e0 delle dirimpettaie Dolomiti. La catena del Lagorai \u00e8 stata uno dei grandi teatri delle tragiche vicende della Grande Guerra e percorrendo i suoi solitari sentieri \u00e8 facile scoprire i segni del conflitto: trincee, postazioni, baraccamenti, mulattiere e altre infrastrutture costruite in pietra, che oggi, a cento anni di distanza da quei tragici eventi, si sono perfettamente integrati nel paesaggio, quasi a farci dimenticare la follia che port\u00f2 alla loro costruzione. La principale vallata da cui nel Parco si accede al Lagorai \u00e8 il Vanoi, i cui due abitati principali, Canal san Bovo e Caoria, assieme alle numerose frazioni, rappresentano una ottima base di partenza per lunghe e a volte impegnative escursioni.<\/p>\n","modified":"2019-03-29T08:36:36","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"image":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/lagorai-dalla-valle-del-travignolo_big-300x197.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[365]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1408","wp_edit":"http:\/\/www.parcopan.org\/wp-admin\/post.php?post=1408&action=edit","web":"https:\/\/www.parcopan.org\/poi\/il-lagorai\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":""},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[11.742668151855467,46.27103747280261]}},{"type":"Feature","properties":{"id":1414,"name":"Il Monte Castelaz","description":"\n<p>Il Monte Castelaz (2.333 metri), si affaccia sul Passo Rolle. La vista offre uno spettacolo straordinario: una <em>terrazza panoramica naturale<\/em><strong> <\/strong>che permette di vedere la catena delle Pale di San Martino in tutta la sua bellezza. Dalla cima del Castellaz \u00e8 visibile in lontananza anche il Lago di Paneveggio. Tutto intorno, il panorama \u00e8 molto ampio e suggestivo, sulle Pale di San Martino, Passo Rolle e il Lagorai, sul massiccio di Cima Bocche, il Gruppo della Marmolada.  <\/p>\n\n\n\n<p>Il Monte Castellaz \u00e8 stato uno dei luoghi teatro della Grande Guerra. Si trova in una posizione strategica a cavallo tra il massiccio delle Pale di San Martino, il Lagorai e il gruppo di Bocche-Iuribrutto. La posizione dominante rispetto al valico dolomitico del Passo Rolle, ha fatto del Castelaz sin dall\u2019antichit\u00e0, ma soprattutto durante il Primo conflitto mondiale, un luogo di importanza militare. Sono molte ancora molte, in questa area, le opere campali costruite durante il Primo Conflitto Mondiale come trincee, percorsi, baraccamenti, piazzole di teleferiche, depositi di munizioni.  <\/p>\n\n\n\n<p> La riqualificazione e la valorizzazione di questa area ad opera del Parco ha previsto interventi  accuratamente mirati per la ripulitura di alcune di queste opere campali.\nUna\nspecifica segnaletica informativa permette\ndi conoscere da vicino la natura e la storia di questi luoghi.<\/p>\n","modified":"2019-04-23T09:40:18","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/2016-12-21-14.30.56-e1551453458374-768x522.jpg","id":1452,"caption":"Monte Castelaz"},{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/2016-12-21-14.02.07-768x512.jpg","id":1448,"caption":"Monte Castelaz"}],"image":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/2016-12-21-14.30.56-e1551453458374-768x522.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[365]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1414","wp_edit":"http:\/\/www.parcopan.org\/wp-admin\/post.php?post=1414&action=edit","web":"https:\/\/www.parcopan.org\/poi\/il-monte-castelaz\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":""},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[11.79528772830963,46.30729851540458]}},{"type":"Feature","properties":{"id":1407,"name":"La Foresta di Paneveggio","description":"\n<p>Immediatamente a valle del lago artificiale di Paneveggio &#8211; o di Forte Buso, dal nome del vicino forte austriaco &#8211; la statale 50 che sale da Predazzo entra nel Parco Naturale. Vi si snoda per circa 15 chilometri, fino a poco oltre Passo Rolle, a monte di San Martino di Castrozza. Il lago, della capacit\u00e0 di circa 30 milioni di metri cubi, \u00e8 frutto di uno sbarramento artificiale costruito negli anni Cinquanta, una imponente diga di calcestruzzo ad arco-gravit\u00e0 ancorata sulla rupe di porfido. Tramite condotte sotterranee le acque sono convogliate sul lato opposto della catena del Lagorai, alla centrale di Caoria. Poco oltre il lago si trova il piccolo abitato di Paneveggio.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Anticamente qui vi era un ospizio che, insieme a quello dei Santi Martino e Giuliano a Castrozza, serviva ai viandanti che affrontavano i passi di Rolle e di Valles per malagevoli sentieri. Con la nascita del turismo nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento l&#8217;ospizio fu trasformato in albergo. Era affiancato da una chiesetta costruita nel 1733 e da alcune segherie e depositi di legname. Paneveggio \u00e8 al centro della foresta demaniale che copre i due versanti dell&#8217;alta Val Travignolo, dalle pendici di Cima Bocche al Colbricon, la Val Venegia e la valle del Rio Vallazza oltre il Pian dei Casoni.<\/p>\n\n\n\n<h2>Vicende della foresta<\/h2>\n\n\n\n<p>La foresta di Paneveggio ha una lunga storia. Fu per secoli propriet\u00e0 del&nbsp;<strong>Principe del Tirolo<\/strong>, e viene citata come propriet\u00e0 erariale in ordinanze forestali del 1651 e del 1698. Nel 1847 l&#8217;Imperatore d&#8217;Austria riconobbe il diritto di sovranit\u00e0 principesca esclusiva sulle foreste erariali del Tirolo. Era previsto comunque che in seguito, per concessione del sovrano, alcune porzioni delle foreste potessero essere date in propriet\u00e0 ai Comuni, a titolo di risarcimento per gli antichi diritti di servit\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questa legge restarono determinati i rapporti di propriet\u00e0 di boschi e pascoli in Trentino: le attuali Foreste Demaniali sono la parte che rest\u00f2 ininterrottamente di propriet\u00e0 principesca e non venne mai ceduta alle Comunit\u00e0 locali, passando nel 1919 direttamente allo Stato italiano e quindi, dal 1951, alla neo-istituita Regione a statuto speciale Trentino Alto-Adige. Infine, nel 1973, con il secondo statuto di Autonomia, le foreste furono attribuite alla&nbsp;<strong>Provincia Autonoma di Trento<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Circa 700 ettari di pecceta situata nel Parco, a contatto con la foresta demaniale, hanno una diversa origine: sono una piccola parte dell&#8217;enorme patrimonio forestale della&nbsp;<strong>Magnifica Comunit\u00e0 di Fiemme<\/strong>, una sorta di piccola&nbsp;<i>repubblica rustica<\/i>&nbsp;che affonda le proprie radici nel XII secolo. Al 1110, infatti, risale un patto con cui il principe-vescovo di Trento, Gebardo (da cui il nome di&nbsp;<i>&#8220;Patti Gebardini&#8221;<\/i>), assicurava ai Comuni della valle riuniti in Comunit\u00e0 un&#8217;autonomia amministrativa, che si concretizz\u00f2 ben presto nell&#8217;affermazione del diritto di propriet\u00e0 sui boschi di Fiemme, destinati ai bisogni delle chiese, al&nbsp;<i>&#8220;rifabbrico&#8221;<\/i>&nbsp;e alle necessit\u00e0 degli abitanti della valle. Nei secoli passati i boschi di Fiemme vennero affittati per brevi periodi a mercanti forestieri, finch\u00e9, a partire dal Settecento, la Comunit\u00e0 assunse in proprio la gestione del patrimonio forestale. Analogamente a quelli di Paneveggio, i legnami dei boschi di Fiemme rifornirono la Repubblica di Venezia (i documenti della Serenissima parlano della Comunit\u00e0 come &#8220;Magnifica Sorella&#8221;).<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dall&#8217;et\u00e0 napoleonica l&#8217;autonomia della Magnifica Comunit\u00e0 di Fiemme fu limitata, ma ancora oggi questa istituzione esiste come organo che amministra il grande patrimonio forestale, ripartendo il reddito fra tutte le famiglie della valle in base a consuetudini antiche. Due secoli fa la foresta aveva un&#8217;estensione pari a un terzo di quella attuale, a causa dello sfruttamento intensivo per rifornire di legname i cantieri della Repubblica di Venezia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso della&nbsp;<strong>prima guerra mondiale<\/strong>, poi, il fronte l&#8217;attravers\u00f2 per quasi tutta la durata del conflitto e la massa di legname abbattuta in quel periodo corrisponde a quanto, con la gestione attuale, si abbatte in trent&#8217;anni. Gravi danni furono provocati anche da un violento ciclone abbattutosi nel 1926 e dall&#8217;alluvione del 1966 (se ne vedono tracce, fra l&#8217;altro, in un punto accuratamente segnalato nel sentiero di Val Miniera, sul Rio Bocche).<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;aspetto di questa foresta \u00e8 dunque il risultato di un lungo intervento dell&#8217;uomo: lo strumento con cui oggi la foresta viene gestita per garantire la sua produttivit\u00e0 e la sua conservazione nel tempo \u00e8 un periodico&nbsp;<i>Piano di gestione forestale<\/i>, basato su attenti rilievi dei caratteri del bosco. Il primo Piano risale al 1876, ed esso \u00e8 rinnovato ogni 10 anni. Oggi la gestione economica e la sorveglianza della foresta sono affidate all&#8217;Agenzia Provinciale del Demanio, che cura anche le fasi della trasformazione del legno e la vendita del prodotto.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;estensione attuale della foresta di Paneveggio \u00e8 di circa 2700 ettari. Lo strato arboreo \u00e8 costituito in prevalenza (85%) da&nbsp;<strong>abete rosso<\/strong>&nbsp;(<i>Picea abies<\/i>), che occupa la fascia altimetrica compresa fra i 1500 e i 1900 metri. Pi\u00f9 in alto, fin verso i 2200 metri, diventano pi\u00f9 frequenti il larice (<i>Larix decidua<\/i>) e il pino cembro (<i>Pinus cembra<\/i>). Nella rinnovazione della cembreta ha un ruolo importante la nocciolaia (Nucifraga caryocatactes): nel periodo di maturazione dei pinoli, infatti, questo corvide crea vere e proprie dispense di tali semi, che utilizza poi nei periodi di magra.<\/p>\n\n\n\n<p>In alcuni casi, per\u00f2, scorda l&#8217;ubicazione delle riserve, dalle quali in primavera germogliano nuove piantine. L&#8217;<strong>abete bianco<\/strong>&nbsp;(<i>Abies alba<\/i>) \u00e8 pi\u00f9 diffuso nel tratto di foresta di fronte a lla frazione di Bellamonte (quindi fuori dal Parco), anche se lo si trova fin verso Paneveggio, per esempio in localit\u00e0 Val dei Buoi. Il faggio manca completamente. Assai scarse le altre latifoglie; solo presso il lago e sulle sponde del torrente, alle quote pi\u00f9 basse, crescono pioppi tremuli, sorbi, betulle, salici, aceri di monte e ontani.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad alta quota, in zone poco accessibili (per esempio in Val Ceremana, dove la crescita degli alberi \u00e8 lentissima e dove non si effettuano tagli forse da settant&#8217;anni a questa parte), ma anche pi\u00f9 in basso, nella riserva forestale della Val dei Buoi, vi sono nuclei di bosco lasciati all&#8217;evoluzione spontanea, che restituiscono alla foresta il suo aspetto pi\u00f9 naturale. Col tempo, questo si potr\u00e0 forse dire anche delle zone pi\u00f9 basse, perch\u00e9 i nuovi piani forestali prevedono che i tronchi da tagliare siano scelti in modo da favorire la convivenza di esemplari di et\u00e0 diverse (come accade nelle foreste allo stato naturale) e che rami e tronchi caduti vengano in parte lasciati in loco, ad aumentare la biomassa sul terreno. La pulizia del sottobosco, in realt\u00e0, \u00e8 legata da antica data allo sfruttamento economico: \u00e8 un modo per ridurre la proliferazione di un pericoloso insetto, il bostrico (<i>Ips typographus<\/i>), che in determinate condizioni pu\u00f2 portare alla distruzione di notevoli quantit\u00e0 di abete rosso, in quanto scavando gallerie sotto la corteccia distrugge i percorsi linfatici della pianta.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra attenzione \u00e8 sovente attratta dal rumore caratteristico del&nbsp;<strong>picchio<\/strong>. Vi sono nelle foreste del Parco cinque specie di Picidi accertate; ricordiamo il raro picchio tridattilo (<i>Picoides tridactylus<\/i>), del quale si \u00e8 scoperta la presenza da pochi anni, e il picchio nero (<i>Dryocopus martius<\/i>), pi\u00f9 frequente abitatore delle peccete. Ma fra la ricca avifauna possiamo ricordare anche varie specie di Silvidi come il regolo (<i>Regulus regulus<\/i>) e la capinera (<i>Sylvia atricapilla<\/i>); di Paridi quali le cince (<i>Parus ssp<\/i>); di Turdidi come la cesena (<i>Turdus pilaris<\/i>), la tordela (<i>Turdus viscivorus<\/i>); inoltre il merlo acquaiolo (<i>Cinclus cinclus<\/i>), assiduo frequentatore dei corsi d&#8217;acqua e il rampichino alpestre (<i>Certhia familiaris<\/i>), caratteristico per la capacit\u00e0 di arrampicarsi sui tronchi eseguendo una linea elicoidale. Nel sottobosco di Paneveggio dominano i mirtilli rosso e nero (<i>Vaccinium vitis-idaea<\/i>e&nbsp;<i>V. myrtillus<\/i>) e si pu\u00f2 osservare anche un esteso strato muscoso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei tratti pi\u00f9 fertili e umidi (lungo i torrenti) si trovano popolazioni di farfaraccio bianco (<i>Petasites albus<\/i>), mentre nelle radure ombrose delle parti pi\u00f9 fresche \u00e8 diffuso il cavolaccio alpino (<i>Adenostyles alliariae<\/i>). Non \u00e8 difficile, tra l&#8217;enorme variet\u00e0 d&#8217;insetti, riconoscere i grossi nidi, fatti di ramoscelli e aghi di conifera, della&nbsp;<strong>formica rufa<\/strong>(<i>Formica rufa<\/i>), che \u00e8 presente in tutte le peccete del Parco. \u00c8 questa una specie ritenuta di grande importanza nei sistemi boschivi per la sua attivit\u00e0 di &#8220;spazzino&#8221; e di predatrice d&#8217;insetti. Il versante in sinistra Travignolo, esposto a nord, presenta uno strato di muschi pi\u00f9 diffuso e una minore ricchezza floristica rispetto a quello in destra Travignolo, a sud, pi\u00f9 ricco di specie e con meno Briofite (muschi). Questa asimmetria \u00e8 dovuta anche all&#8217;affioramento di rocce carbonatiche sul versante a sud. La pecceta, affascinante per l&#8217;ombra, la vastit\u00e0, la complessit\u00e0, \u00e8 oggetto da molto tempo di accurati studi sull&#8217;ecologia, l&#8217;accrescimento e sul danneggiamento che gli Ungulati provocano alla rinnovazione forestale.<\/p>\n\n\n\n<h2>&#8220;Marco&#8221; e i cervi di Paneveggio<\/h2>\n\n\n\n<p>L&#8217;incontro con il cervo (Cervus elaphus) \u00e8 immediato per chi entra nel territorio del Parco dalla Val Travignolo. Ne ammiriamo un gruppo, in un grande recinto nei prati di Paneveggio, non lontano dal Centro visitatori. Solo da poco pi\u00f9 di trent&#8217;anni il cervo popola di nuovo la foresta di Paneveggio; da decenni era ormai estinto nel Trentino orientale. Nel 1957 un nucleo di tre cervi (un maschio &#8211; a cui era stato dato il nome di Marco &#8211; e due femmine, provenienti dall&#8217;alta Val di Sole e dal Feltrino) fu ospitato in un primo recinto allestito presso la cantoniera di Paneveggio dall&#8217;amministrazione delle foreste demaniali.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo gruppo si origin\u00f2 un nucleo che nel 1963 contava una dozzina di capi. In quell&#8217;anno capit\u00f2 nella zona un maschio selvatico, proveniente forse dall&#8217;Alto-Adige, e nel periodo degli amori ingaggi\u00f2 un combattimento con Marco. Ne fece le spese la recinzione, danneggiata dalla lotta; da un varco uscirono i cervi, che si stabilirono nei dintorni, nella foresta. Pi\u00f9 tardi le femmine capostipiti rientrarono nel recinto con i loro piccoli e Marco; gli altri cervi restarono in libert\u00e0. Da quel &#8220;rilascio&#8221; fortuito ha avuto origine la popolazione di cervi di Paneveggio e dell&#8217;alta Val Travignolo, diffusasi recentemente in buona parte del Trentino orientale: oggi si contano oltre 500 esemplari nel Parco (anche nel Vanoi e nella valle del Cismon).<\/p>\n\n\n\n<p>Dal recinto di Paneveggio, ampliato a circa 6 ettari, ogni anno vengono prelevati esemplari che servono per il ripopolamento di altre zone protette; nella foresta, invece, non sono stati pi\u00f9 rimessi in libert\u00e0 altri capi. Non \u00e8 facile vedere questi animali fuori dal recinto; si tratta infatti di una specie molto elusiva, in grado di far perdere le proprie tracce per quasi tutto l&#8217;anno. Nel periodo degli amori, per\u00f2, i maschi fanno sentire la loro presenza con l&#8217;emissione di versi caratteristici &#8211; i bramiti &#8211; che riempiono il silenzio del bosco nelle fredde notti autunnali.<\/p>\n","modified":"2019-03-26T16:59:08","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/la-foresta-di-paneveggio_big-768x576.jpg","id":1431,"caption":"La foresta di Paneveggio in inverno"},{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/foresta-di-paneveggio_big-768x576.jpg","id":1427,"caption":"La foresta di Paneveggio"}],"image":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/la-foresta-di-paneveggio_big-768x576.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[365]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1407","wp_edit":"http:\/\/www.parcopan.org\/wp-admin\/post.php?post=1407&action=edit","web":"https:\/\/www.parcopan.org\/poi\/la-foresta-di-paneveggio\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":""},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[11.732196807861328,46.295001661700226]}},{"type":"Feature","properties":{"id":1404,"name":"La Val Canali","description":"<p>Schematizzando largamente, il gruppo delle Pale di San Martino ha la forma di una lettera H maiuscola. La catena settentrionale e quella di San Martino formano l&#8217;asse verticale principale. Circa al centro di esso, immediatamente a sud dell&#8217;altopiano, s&#8217;innesta un asse trasversale, formato dalla larga dorsale della Cima Fradusta (2939 metri), delle Cime di Manstorna (2816 metri) e del Coro (2670 metri) che, con la giogaia delle Cime del Marmor, si collega alla Croda Grande al centro della Catena meridionale.<\/p>\n<p>Questo asse trasversale non \u00e8 per\u00f2 cos\u00ec lineare: mentre a nord costituisce il bordo meridionale dell&#8217;Altopiano delle Pale, verso sud prosegue con imponenti gruppi rocciosi: la&nbsp;<strong>Cima Canali<\/strong>&nbsp;(2900 metri), il&nbsp;<strong>Sasso de le Lede<\/strong>&nbsp;(2580 metri) e la&nbsp;<strong>Cima d&#8217;Ostio<\/strong>&nbsp;(2405 metri) fra la Val Pradidali e il Vallon delle Lede, oltre alla&nbsp;<strong>Cima dei Lastei<\/strong>&nbsp;(2846 metri) fra il Vallon delle Lede e la Val Canali.<\/p>\n<p>Sono le montagne che dividono, con un triangolo roccioso, la&nbsp;<strong>Val Pradidali<\/strong>&nbsp;dalla&nbsp;<strong>Val Canali<\/strong>, caratterizzate in alto da ripidi gradini di origine glaciale. Sul versante meridionale di questa catena trasversale troviamo alcune delle pi\u00f9 belle e caratteristiche pareti del gruppo. Innanzitutto le canne d&#8217;organo della Cima Canali, un monte&nbsp;<i>&#8220;di forma assai bella e meravigliosa&#8230; alta e svelta come una costruzione di ordine gotico&#8221;<\/i>&nbsp;(Brentari) e poi l&#8217;alto circo del Vallon delle Lede, sospeso sulla Val Canali.<\/p>\n<p>Il punto di congiunzione della Val Pradidali con la Val Canali \u00e8 nella localit\u00e0&nbsp;<strong>Cant del Gal<\/strong>, il cui nome fa riferimento alle arene di canto del gallo cedrone. Qui si trovano una vasta area di parcheggio e punti di ristoro.<\/p>\n<p>Il confine del Parco \u00e8 poco pi\u00f9 sotto, al&nbsp;<strong>ponte Piazmador<\/strong>. Dal ponte fino alla Malga Canali la strada attraversa una pecceta con abete bianco, a tratti pi\u00f9 fitto. Di tanto in tanto fanno bella mostra faggi di consistenti dimensioni e in alcuni punti &#8211; nei pressi di Pr\u00e0 dell&#8217;Ostio, per esempio &#8211; alcuni gruppi pi\u00f9 numerosi offrono un sottobosco caratterizzato in particolare dalla carice bianca (<i>Carex alba<\/i>).<\/p>\n<p>Sulla sinistra orografica del torrente, all&#8217;altezza del parcheggio di Malga Canali, predomina ancora il bosco misto con peccio e larice, pi\u00f9 abbondanti ed esclusivi ai fianchi della valle nella mugheta che popola il ripido pendio che la risale. \u00c8 da notare che nella Val Canali il mugo sembra salire a quote pi\u00f9 elevate che nella vicina Val Pradidali (sicuramente oltre i 2000 metri).<\/p>\n<p>Sulle rocce sporgenti visibili lungo il torrente sono presenti gli interessanti asplenio delle Dolomiti (Asplenium seelosii) e bonarota gialla (Paederota lutea). Lungo il torrente, il cui largo letto va attraversato pi\u00f9 avanti per salire al Rifugio Canali-Treviso, riconosciamo diverse specie di salici. Pi\u00f9 avanti, verso il rifugio, lunghi tratti sono occupati da popolazioni a ontano bianco (<i>Alnus incana<\/i>).<\/p>\n<p>Prima di risalire la Val Canali e le sue crode dolomitiche, vale la pena soffermarsi ancora nei pressi della malga. Sulle pendici retrostanti possiamo ammirare quello che forse \u00e8 l&#8217;unico esempio di faggeta (Dentario-Fagetum) in senso stretto, osservabile all&#8217;interno del Parco.<\/p>\n<p>Uno spettacolo da non perdere, a fine marzo &#8211; inizio aprile, prima dello spuntare delle foglie, \u00e8 la fioritura del sottobosco con i colori del cipollaccio stellato (<i>Gagea lutea<\/i>), la colombina cava (<i>Corydalis cava<\/i>) e la dentaria a nove foglie (<i>Dentaria enneaphyllos<\/i>). Sono piacevoli allo sguardo anche i lisci pascoli a fienarola alpina (<i>Poion alpinae<\/i>) e festuca (<i>Festuca rubra<\/i>) nella zona di Malga Canali, una delle poche ancora monticate all&#8217;interno del Parco.<\/p>\n","modified":"2019-05-17T10:58:35","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Pascolo-a-Malga-Canali-768x576.jpg","id":1418,"caption":"Pascolo a Malga Canali"},{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Piereni-768x576.jpg","id":1465,"caption":"Piereni"},{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Inverno-a-Villa-Welsperg-768x576.jpg","id":1467,"caption":""}],"image":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Val-Canali-e-Pale-di-San-Martino-e1554286049727-768x244.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[365]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1404","wp_edit":"http:\/\/www.parcopan.org\/wp-admin\/post.php?post=1404&action=edit","web":"https:\/\/www.parcopan.org\/poi\/val-canali\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":""},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[11.889095306396484,46.22200875748233]}},{"type":"Feature","properties":{"id":1412,"name":"La Val Venegia","description":"<p>La Val Venegia, parte alta del bacino del torrente Travignolo \u00e8 uno dei luoghi pi\u00f9 frequentati del Parco per la sua facile accessibilit\u00e0 e il contesto paesaggistico che offre. \u00c8 una tipica valle di origine glaciale, raccolta fra il banco dolomitico della catena settentrionale delle Pale di San Martino, il Castelaz e la Costazza. Vi sono interessanti affioramenti lavici nei pressi del Passo della Venegiotta, sul costolone fra il Mulaz e Passo Valles.<\/p>\n<p>Dai pendii erbosi dolcemente ondulati della\u00a0<strong>Costazza<\/strong>e del\u00a0<strong>Castelaz<\/strong>, che fronteggiano la catena settentrionale del gruppo delle Pale, si ammira il panorama forse pi\u00f9 celebrato di questo sistema dolomitico, che abbraccia il\u00a0<strong>Monte Mulaz<\/strong>\u00a0e il\u00a0<strong>Cimon della Pala<\/strong>.<\/p>\n<p>Il toponimo &#8220;Venegia&#8221; deriva da &#8220;Venezia&#8221; poich\u00e9 nei secoli passati i tronchi tagliati nella foresta di Juribrutto erano destinati ai cantieri della Serenissima: essi venivano trascinati al Passo Valles e trasportati via acqua lungo il corso dei torrenti Bi\u00f2is e Cord\u00e9vole.<\/p>\n<p>La catena settentrionale delle Pale \u00e8 un banco di Dolomia dello Sciliar della potenza (cio\u00e8 dello spessore) di oltre 1200 metri, fratturata da alte forcelle ghiacciate e modellata dall&#8217;azione del gelo. Di questa catena fa parte la cima pi\u00f9 alta delle Pale di San Martino, la\u00a0<strong>Cima della Vezzana<\/strong>\u00a0(3192 metri).<\/p>\n<p>La tipica morfologia dolomitica di queste montagne si manifesta con cime aguzze e canaloni profondi che si aprono su conoidi detritici ampi e assai attivi, appena colonizzati dalla vegetazione nella parte pi\u00f9 bassa. Nelle praterie alpine verso la testata della valle, la marmotta (<i>Marmota marmota<\/i>) scava tane sotterranee anche di notevole estensione. Questo simpatico roditore vive in colonie i cui membri fanno a turno la guardia per difendersi dai predatori, principalmente aquila e volpe. Non appena ne compare uno, la sentinella emette un caratteristico fischio, singolo o a ripetizione a seconda che il pericolo venga dal cielo o da terra, che allarma il resto della colonia, diminuendo cos\u00ec le probabilit\u00e0 di successo del predatore. Durante i mesi invernali le marmotte vanno in letargo e rallentano le attivit\u00e0 vitali, per risparmiare energie e aumentare quindi le possibilit\u00e0 di sopravvivenza.<\/p>\n<p>Lungo le rive del torrente Travignolo sono presenti alcune specie vegetali tipiche delle aree umide, tra cui la rara\u00a0<i>Carex microglochin<\/i>, un piccolo giunco per la cui salvaguardia il Parco ha avviato uno specifico progetto. I pascoli circostanti sono caratterizzati da una notevole ricchezza di specie floristiche, tra cui numerose orchidee.<\/p>\n<p>La Val Venegia permette anche di avvicinarsi al mondo dell&#8217;allevamento: i pascoli delle due malghe presenti, che oggi offrono anche servizio di ristoro, sono frequentati durante i mesi estivi da vacche allevate per la produzione di latte, da cui si ricavano rinomati formaggi.<\/p>\n","modified":"2019-03-01T16:27:43","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/val-venegia_big-768x576.jpg","id":1445,"caption":"Val Venegia"},{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Val-Venegia-768x576.jpg","id":1440,"caption":"Val Venegia"},{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/venegia-1-inverno_big-768x576.jpg","id":1443,"caption":"Val Venegia in inverno"}],"image":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Val-Venegia-768x576.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[365]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1412","wp_edit":"http:\/\/www.parcopan.org\/wp-admin\/post.php?post=1412&action=edit","web":"https:\/\/www.parcopan.org\/poi\/la-val-venegia\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":""},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[11.80553913116455,46.31696950663683]}},{"type":"Feature","properties":{"id":1410,"name":"Laghetto Welsperg","description":"<p>Il Laghetto Welsperg, \u00e8 il simbolo della Val Canali, splendida valle dolomitica. Lasciato alle spalle il Castel Pietra che sorge alla sommit\u00e0 di un masso erratico, entrando nella Val Canali, lo sguardo \u00e8 catturato dal laghetto Welsperg, uno dei simboli di questa splendida valle dolomitica. In questa area la diminuzione delle pendenze favorisce i ristagni d\u2019acqua che vanno a formare un reticolo di aree umide. Nei pressi del laghetto si trova il \u201cPal\u00f9 Grant\u201d, la grande palude, una zona di interesse botanico e faunistico che ospita giunchi e cardi di palude nonch\u00e9 la tipica Cannuccia d&#8217;acqua (Phragmites australis) ed alcune interessanti specie di orchidea: Orchis tridentata, Epipactis palustris e Dactyloriza traunstaineri.<\/p>\n<p>Incastonato in una natura di rara bellezza, nelle sue acque si specchiano le cime del versante meridionale del Cimerlo, massiccio montuoso dalle caratteristiche creste, pinnacoli e campanili, dove il Sass Maor e cima Canali, eleganti e maestose, si stagliano quasi solitarie nel cielo, in quel gioco di luci e di nuvole che fa variare in continuazione il colore di queste rocce. In questi anni il lago \u00e8 stato oggetto di una importante azione del Parco di riqualificazione ambientale e di rinaturalizzazione che ha permesso di ricreare un habitat adatto alla vita degli anfibi e delle trote.<\/p>\n\n\n<p>\nUn\nintervento che ha permesso la sistemazione naturalistica delle\nsponde, la creazione di aree vegetate galleggianti e semisommerse e\nla costituzione di zone rifugio.\nLa\nstoria di questo laghetto parte da lontano: se ne fa menzione gi\u00e0\nnell\u2019Urbario di Giacomo Castelrotto, del 1565.<\/p>\n\n\n\n<p> Ma lo specchio lacustre non \u00e8 solo un \u201cLago da cartolina\u201d, ma un lago vivo, dove convivono uomini, piante e animali.  Infatti, oltre ad aver ricreato un habitat, \u00e8 possibile in questo luogo la balneazione e la pesca.\nIl\nsentiero circum-lacuale \u00e8 percorribile con comodit\u00e0 e in sicurezza.\n\n<\/p>\n\n\n<p>Nelle immediate vicinanze del laghetto, si incontra una presenza molto importante, quella del gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), un invertebrato acquatico di notevole valore sia dal punto di vista scientifico che conservazionistico. Il gambero di fiume, infatti, anche in Trentino \u00e8 divenuto raro a causa dell\u2019inquinamento delle acque e dell\u2019artificializzazione dei corpi idrici. La sua presenza, molto significativa in passato, attesta l\u2019elevato valore ambientale di questo contesto naturalistico.<\/p>","modified":"2019-04-18T11:45:14","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Laghetto-Welsperg-in-Val-Canali-768x1024.jpg","id":1421,"caption":"Laghetto Welsperg in Val Canali"}],"image":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Laghetto-Welsperg-in-Val-Canali-768x1024.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[365]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1410","wp_edit":"http:\/\/www.parcopan.org\/wp-admin\/post.php?post=1410&action=edit","web":"https:\/\/www.parcopan.org\/poi\/laghetto-welsperg\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":""},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[11.866677403450012,46.1926989788134]}},{"type":"Feature","properties":{"id":1406,"name":"Le Pale di San Martino","description":"\n<p> Le Pale di San Martino \u00e8 uno dei gruppi montuosi dolomitici che dal 2009 sono diventati patrimonio dell\u2019Umanit\u00e0 Unesco. Eleganti e maestose le Pale dominano lo sguardo dell\u2019alpinista e del turista amante della montagna. Le cime pi\u00f9 alte superano anche i tremila metri di altezza e formano una meravigliosa corona circolare delimitata da un altopiano. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altopiano centrale delle Pale di San Martino \u00e8 un enorme tavolato vuoto, roccioso, vastissimo e nascosto; solo in parte compreso nel Parco. \u00c8 lungo circa 10 chilometri e largo 5 e si distende a una quota compresa fra i 2.500 e i 2.700 metri. Una marcata frattura, probabilmente dal significato tettonico, lo attraversa da ovest a est: la Riviera Manna. La sua superficie dell\u2019altipiano non ha forti dislivelli, ma porta i segni delle acque superficiali, che lo hanno inciso formando piccole depressioni. <\/p>\n\n\n\n<p>Il pianoro non \u00e8 quindi uniforme e piatto, ma marcato da conche, risalti e profonde crepe nella roccia. \u00c8 necessario percorrerlo lungo i sentieri segnalati, spingersi al suo orlo, per rendersi conto della sua grandiosit\u00e0, per sentirsi immersi in un\u2019atmosfera particolare, quella di una pianura d\u2019alta quota. La nebbia, che spesso giunge all\u2019improvviso, fa perdere qualsiasi punto di riferimento, ed allora \u00e8 meglio attendere che la visibilit\u00e0 permetta ancora di percepire la direzione che si sta seguendo. Quello che apparentemente \u00e8 un brullo deserto privo o quasi di forme di vita in realt\u00e0 \u00e8 uno straordinario scrigno di specie vegetali e animali, molte delle quali rare ed endemiche. 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