{"type":"Feature","properties":{"id":1407,"name":"La Foresta di Paneveggio","description":"\n<p>Immediatamente a valle del lago artificiale di Paneveggio &#8211; o di Forte Buso, dal nome del vicino forte austriaco &#8211; la statale 50 che sale da Predazzo entra nel Parco Naturale. Vi si snoda per circa 15 chilometri, fino a poco oltre Passo Rolle, a monte di San Martino di Castrozza. Il lago, della capacit\u00e0 di circa 30 milioni di metri cubi, \u00e8 frutto di uno sbarramento artificiale costruito negli anni Cinquanta, una imponente diga di calcestruzzo ad arco-gravit\u00e0 ancorata sulla rupe di porfido. Tramite condotte sotterranee le acque sono convogliate sul lato opposto della catena del Lagorai, alla centrale di Caoria. Poco oltre il lago si trova il piccolo abitato di Paneveggio.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Anticamente qui vi era un ospizio che, insieme a quello dei Santi Martino e Giuliano a Castrozza, serviva ai viandanti che affrontavano i passi di Rolle e di Valles per malagevoli sentieri. Con la nascita del turismo nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento l&#8217;ospizio fu trasformato in albergo. Era affiancato da una chiesetta costruita nel 1733 e da alcune segherie e depositi di legname. Paneveggio \u00e8 al centro della foresta demaniale che copre i due versanti dell&#8217;alta Val Travignolo, dalle pendici di Cima Bocche al Colbricon, la Val Venegia e la valle del Rio Vallazza oltre il Pian dei Casoni.<\/p>\n\n\n\n<h2>Vicende della foresta<\/h2>\n\n\n\n<p>La foresta di Paneveggio ha una lunga storia. Fu per secoli propriet\u00e0 del&nbsp;<strong>Principe del Tirolo<\/strong>, e viene citata come propriet\u00e0 erariale in ordinanze forestali del 1651 e del 1698. Nel 1847 l&#8217;Imperatore d&#8217;Austria riconobbe il diritto di sovranit\u00e0 principesca esclusiva sulle foreste erariali del Tirolo. Era previsto comunque che in seguito, per concessione del sovrano, alcune porzioni delle foreste potessero essere date in propriet\u00e0 ai Comuni, a titolo di risarcimento per gli antichi diritti di servit\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questa legge restarono determinati i rapporti di propriet\u00e0 di boschi e pascoli in Trentino: le attuali Foreste Demaniali sono la parte che rest\u00f2 ininterrottamente di propriet\u00e0 principesca e non venne mai ceduta alle Comunit\u00e0 locali, passando nel 1919 direttamente allo Stato italiano e quindi, dal 1951, alla neo-istituita Regione a statuto speciale Trentino Alto-Adige. Infine, nel 1973, con il secondo statuto di Autonomia, le foreste furono attribuite alla&nbsp;<strong>Provincia Autonoma di Trento<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Circa 700 ettari di pecceta situata nel Parco, a contatto con la foresta demaniale, hanno una diversa origine: sono una piccola parte dell&#8217;enorme patrimonio forestale della&nbsp;<strong>Magnifica Comunit\u00e0 di Fiemme<\/strong>, una sorta di piccola&nbsp;<i>repubblica rustica<\/i>&nbsp;che affonda le proprie radici nel XII secolo. Al 1110, infatti, risale un patto con cui il principe-vescovo di Trento, Gebardo (da cui il nome di&nbsp;<i>&#8220;Patti Gebardini&#8221;<\/i>), assicurava ai Comuni della valle riuniti in Comunit\u00e0 un&#8217;autonomia amministrativa, che si concretizz\u00f2 ben presto nell&#8217;affermazione del diritto di propriet\u00e0 sui boschi di Fiemme, destinati ai bisogni delle chiese, al&nbsp;<i>&#8220;rifabbrico&#8221;<\/i>&nbsp;e alle necessit\u00e0 degli abitanti della valle. Nei secoli passati i boschi di Fiemme vennero affittati per brevi periodi a mercanti forestieri, finch\u00e9, a partire dal Settecento, la Comunit\u00e0 assunse in proprio la gestione del patrimonio forestale. Analogamente a quelli di Paneveggio, i legnami dei boschi di Fiemme rifornirono la Repubblica di Venezia (i documenti della Serenissima parlano della Comunit\u00e0 come &#8220;Magnifica Sorella&#8221;).<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dall&#8217;et\u00e0 napoleonica l&#8217;autonomia della Magnifica Comunit\u00e0 di Fiemme fu limitata, ma ancora oggi questa istituzione esiste come organo che amministra il grande patrimonio forestale, ripartendo il reddito fra tutte le famiglie della valle in base a consuetudini antiche. Due secoli fa la foresta aveva un&#8217;estensione pari a un terzo di quella attuale, a causa dello sfruttamento intensivo per rifornire di legname i cantieri della Repubblica di Venezia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso della&nbsp;<strong>prima guerra mondiale<\/strong>, poi, il fronte l&#8217;attravers\u00f2 per quasi tutta la durata del conflitto e la massa di legname abbattuta in quel periodo corrisponde a quanto, con la gestione attuale, si abbatte in trent&#8217;anni. Gravi danni furono provocati anche da un violento ciclone abbattutosi nel 1926 e dall&#8217;alluvione del 1966 (se ne vedono tracce, fra l&#8217;altro, in un punto accuratamente segnalato nel sentiero di Val Miniera, sul Rio Bocche).<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;aspetto di questa foresta \u00e8 dunque il risultato di un lungo intervento dell&#8217;uomo: lo strumento con cui oggi la foresta viene gestita per garantire la sua produttivit\u00e0 e la sua conservazione nel tempo \u00e8 un periodico&nbsp;<i>Piano di gestione forestale<\/i>, basato su attenti rilievi dei caratteri del bosco. Il primo Piano risale al 1876, ed esso \u00e8 rinnovato ogni 10 anni. Oggi la gestione economica e la sorveglianza della foresta sono affidate all&#8217;Agenzia Provinciale del Demanio, che cura anche le fasi della trasformazione del legno e la vendita del prodotto.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;estensione attuale della foresta di Paneveggio \u00e8 di circa 2700 ettari. Lo strato arboreo \u00e8 costituito in prevalenza (85%) da&nbsp;<strong>abete rosso<\/strong>&nbsp;(<i>Picea abies<\/i>), che occupa la fascia altimetrica compresa fra i 1500 e i 1900 metri. Pi\u00f9 in alto, fin verso i 2200 metri, diventano pi\u00f9 frequenti il larice (<i>Larix decidua<\/i>) e il pino cembro (<i>Pinus cembra<\/i>). Nella rinnovazione della cembreta ha un ruolo importante la nocciolaia (Nucifraga caryocatactes): nel periodo di maturazione dei pinoli, infatti, questo corvide crea vere e proprie dispense di tali semi, che utilizza poi nei periodi di magra.<\/p>\n\n\n\n<p>In alcuni casi, per\u00f2, scorda l&#8217;ubicazione delle riserve, dalle quali in primavera germogliano nuove piantine. L&#8217;<strong>abete bianco<\/strong>&nbsp;(<i>Abies alba<\/i>) \u00e8 pi\u00f9 diffuso nel tratto di foresta di fronte a lla frazione di Bellamonte (quindi fuori dal Parco), anche se lo si trova fin verso Paneveggio, per esempio in localit\u00e0 Val dei Buoi. Il faggio manca completamente. Assai scarse le altre latifoglie; solo presso il lago e sulle sponde del torrente, alle quote pi\u00f9 basse, crescono pioppi tremuli, sorbi, betulle, salici, aceri di monte e ontani.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad alta quota, in zone poco accessibili (per esempio in Val Ceremana, dove la crescita degli alberi \u00e8 lentissima e dove non si effettuano tagli forse da settant&#8217;anni a questa parte), ma anche pi\u00f9 in basso, nella riserva forestale della Val dei Buoi, vi sono nuclei di bosco lasciati all&#8217;evoluzione spontanea, che restituiscono alla foresta il suo aspetto pi\u00f9 naturale. Col tempo, questo si potr\u00e0 forse dire anche delle zone pi\u00f9 basse, perch\u00e9 i nuovi piani forestali prevedono che i tronchi da tagliare siano scelti in modo da favorire la convivenza di esemplari di et\u00e0 diverse (come accade nelle foreste allo stato naturale) e che rami e tronchi caduti vengano in parte lasciati in loco, ad aumentare la biomassa sul terreno. La pulizia del sottobosco, in realt\u00e0, \u00e8 legata da antica data allo sfruttamento economico: \u00e8 un modo per ridurre la proliferazione di un pericoloso insetto, il bostrico (<i>Ips typographus<\/i>), che in determinate condizioni pu\u00f2 portare alla distruzione di notevoli quantit\u00e0 di abete rosso, in quanto scavando gallerie sotto la corteccia distrugge i percorsi linfatici della pianta.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra attenzione \u00e8 sovente attratta dal rumore caratteristico del&nbsp;<strong>picchio<\/strong>. Vi sono nelle foreste del Parco cinque specie di Picidi accertate; ricordiamo il raro picchio tridattilo (<i>Picoides tridactylus<\/i>), del quale si \u00e8 scoperta la presenza da pochi anni, e il picchio nero (<i>Dryocopus martius<\/i>), pi\u00f9 frequente abitatore delle peccete. Ma fra la ricca avifauna possiamo ricordare anche varie specie di Silvidi come il regolo (<i>Regulus regulus<\/i>) e la capinera (<i>Sylvia atricapilla<\/i>); di Paridi quali le cince (<i>Parus ssp<\/i>); di Turdidi come la cesena (<i>Turdus pilaris<\/i>), la tordela (<i>Turdus viscivorus<\/i>); inoltre il merlo acquaiolo (<i>Cinclus cinclus<\/i>), assiduo frequentatore dei corsi d&#8217;acqua e il rampichino alpestre (<i>Certhia familiaris<\/i>), caratteristico per la capacit\u00e0 di arrampicarsi sui tronchi eseguendo una linea elicoidale. Nel sottobosco di Paneveggio dominano i mirtilli rosso e nero (<i>Vaccinium vitis-idaea<\/i>e&nbsp;<i>V. myrtillus<\/i>) e si pu\u00f2 osservare anche un esteso strato muscoso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei tratti pi\u00f9 fertili e umidi (lungo i torrenti) si trovano popolazioni di farfaraccio bianco (<i>Petasites albus<\/i>), mentre nelle radure ombrose delle parti pi\u00f9 fresche \u00e8 diffuso il cavolaccio alpino (<i>Adenostyles alliariae<\/i>). Non \u00e8 difficile, tra l&#8217;enorme variet\u00e0 d&#8217;insetti, riconoscere i grossi nidi, fatti di ramoscelli e aghi di conifera, della&nbsp;<strong>formica rufa<\/strong>(<i>Formica rufa<\/i>), che \u00e8 presente in tutte le peccete del Parco. \u00c8 questa una specie ritenuta di grande importanza nei sistemi boschivi per la sua attivit\u00e0 di &#8220;spazzino&#8221; e di predatrice d&#8217;insetti. Il versante in sinistra Travignolo, esposto a nord, presenta uno strato di muschi pi\u00f9 diffuso e una minore ricchezza floristica rispetto a quello in destra Travignolo, a sud, pi\u00f9 ricco di specie e con meno Briofite (muschi). Questa asimmetria \u00e8 dovuta anche all&#8217;affioramento di rocce carbonatiche sul versante a sud. La pecceta, affascinante per l&#8217;ombra, la vastit\u00e0, la complessit\u00e0, \u00e8 oggetto da molto tempo di accurati studi sull&#8217;ecologia, l&#8217;accrescimento e sul danneggiamento che gli Ungulati provocano alla rinnovazione forestale.<\/p>\n\n\n\n<h2>&#8220;Marco&#8221; e i cervi di Paneveggio<\/h2>\n\n\n\n<p>L&#8217;incontro con il cervo (Cervus elaphus) \u00e8 immediato per chi entra nel territorio del Parco dalla Val Travignolo. Ne ammiriamo un gruppo, in un grande recinto nei prati di Paneveggio, non lontano dal Centro visitatori. Solo da poco pi\u00f9 di trent&#8217;anni il cervo popola di nuovo la foresta di Paneveggio; da decenni era ormai estinto nel Trentino orientale. Nel 1957 un nucleo di tre cervi (un maschio &#8211; a cui era stato dato il nome di Marco &#8211; e due femmine, provenienti dall&#8217;alta Val di Sole e dal Feltrino) fu ospitato in un primo recinto allestito presso la cantoniera di Paneveggio dall&#8217;amministrazione delle foreste demaniali.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo gruppo si origin\u00f2 un nucleo che nel 1963 contava una dozzina di capi. In quell&#8217;anno capit\u00f2 nella zona un maschio selvatico, proveniente forse dall&#8217;Alto-Adige, e nel periodo degli amori ingaggi\u00f2 un combattimento con Marco. Ne fece le spese la recinzione, danneggiata dalla lotta; da un varco uscirono i cervi, che si stabilirono nei dintorni, nella foresta. Pi\u00f9 tardi le femmine capostipiti rientrarono nel recinto con i loro piccoli e Marco; gli altri cervi restarono in libert\u00e0. Da quel &#8220;rilascio&#8221; fortuito ha avuto origine la popolazione di cervi di Paneveggio e dell&#8217;alta Val Travignolo, diffusasi recentemente in buona parte del Trentino orientale: oggi si contano oltre 500 esemplari nel Parco (anche nel Vanoi e nella valle del Cismon).<\/p>\n\n\n\n<p>Dal recinto di Paneveggio, ampliato a circa 6 ettari, ogni anno vengono prelevati esemplari che servono per il ripopolamento di altre zone protette; nella foresta, invece, non sono stati pi\u00f9 rimessi in libert\u00e0 altri capi. Non \u00e8 facile vedere questi animali fuori dal recinto; si tratta infatti di una specie molto elusiva, in grado di far perdere le proprie tracce per quasi tutto l&#8217;anno. Nel periodo degli amori, per\u00f2, i maschi fanno sentire la loro presenza con l&#8217;emissione di versi caratteristici &#8211; i bramiti &#8211; che riempiono il silenzio del bosco nelle fredde notti autunnali.<\/p>\n","modified":"2019-03-26T16:59:08","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/la-foresta-di-paneveggio_big-768x576.jpg","id":1431,"caption":"La foresta di Paneveggio in inverno"},{"src":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/foresta-di-paneveggio_big-768x576.jpg","id":1427,"caption":"La foresta di Paneveggio"}],"image":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/la-foresta-di-paneveggio_big-768x576.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[365]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/www.parcopan.org\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1407","wp_edit":"http:\/\/www.parcopan.org\/wp-admin\/post.php?post=1407&action=edit","web":"https:\/\/www.parcopan.org\/poi\/la-foresta-di-paneveggio\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":""},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[11.732196807861328,46.295001661700226]}}